Lui & Lei
LA VICINA
ragazzo96
25.04.2026 |
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"Lei lo guardava senza esitazione, con un’intensità che non lasciava spazio a fraintendimenti..."
Lui aveva trent’anni, una vita ordinata e poche distrazioni. Le sue giornate scorrevano sempre uguali, scandite da lavoro, silenzio e abitudini che non lasciavano spazio a imprevisti.Finché non arrivò lei.
La nuova vicina si fece notare fin dal primo giorno. Alta, circa un metro e settantacinque, con un corpo pieno e armonioso che sembrava muoversi con una sicurezza naturale. I capelli scuri le cadevano sulle spalle con una morbidezza che attirava lo sguardo, mentre le sue forme generose erano impossibili da ignorare, ma mai ostentate in modo volgare. C’era qualcosa di più: uno sguardo consapevole, quasi provocatorio, come se sapesse esattamente l’effetto che aveva.
I primi incontri furono casuali.
Un saluto sul pianerottolo, qualche parola di cortesia. Ma ogni volta, c’era qualcosa che restava sospeso nell’aria. Un secondo di troppo nello sguardo. Un sorriso accennato che sembrava promettere più di quanto dicesse.
Lui cercava di mantenere la sua solita calma, ma iniziava a notare dettagli che prima non avrebbe mai considerato: il modo in cui lei si appoggiava allo stipite della porta, la lentezza con cui parlava, la vicinanza appena oltre il necessario.
Poi arrivò la prima vera occasione.
«Potresti darmi una mano?» gli chiese una sera, aprendo la porta con un’espressione tranquilla. «Una cosa veloce.»
Lui accettò senza pensarci troppo.
Entrare nel suo appartamento fu come oltrepassare una linea invisibile. L’ambiente era caldo, ordinato ma vissuto. C’era un profumo leggero nell’aria, qualcosa di dolce e avvolgente.
Lei si muoveva con naturalezza, ma ogni gesto sembrava studiato. Gli indicò una lampada da sistemare, ma restò vicino, troppo vicino per essere solo una coincidenza. Quando lui alzò le braccia per sistemarla, sentì la presenza di lei alle sue spalle, il suo respiro appena percettibile.
Un contatto. Leggero. Quasi casuale.
Ma nessuno dei due si spostò.
Il silenzio si fece più denso. Lui scese lentamente, voltandosi verso di lei. Erano a pochi centimetri di distanza. Poteva vedere ogni dettaglio del suo viso, il modo in cui le labbra si socchiudevano appena, come se stesse per dire qualcosa… o forse no.
«Grazie», sussurrò lei.
Ma non si allontanò.
Lui rimase fermo, osservandola, mentre una tensione nuova prendeva forma. Non era solo attrazione. Era qualcosa di più diretto, più consapevole. Lei lo guardava senza esitazione, con un’intensità che non lasciava spazio a fraintendimenti.
Fece un passo avanti.
Lui non si tirò indietro.
Il momento si allungò, carico, quasi sospeso. Poi lei sorrise appena, come se avesse ottenuto esattamente la reazione che cercava.
«Dovresti passare più spesso», disse, con un tono morbido ma deciso.
Quella sera lui uscì dal suo appartamento con la certezza che nulla sarebbe più stato come prima.
Da quel momento, gli incontri non furono più casuali.
Erano attesi.
Cercati.
Ogni volta un po’ più vicini, ogni volta un po’ più intensi. Gli sguardi diventavano più lunghi, i silenzi più significativi. Bastava trovarsi sul pianerottolo per sentire quella tensione crescere, come una corrente invisibile tra loro.
E forse era proprio questo a renderlo così coinvolgente.
Non ciò che accadeva.
Ma ciò che, inevitabilmente, sarebbe accaduto.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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